(Terranova) Amore, Sorrisi e Cose Carine; di Questo son Fatte le Bambine…

…guerra, potere e zero lustrini; di questo son fatti i bambini.

Oggi torno a parlare di qualcosa di diverso dalle pubblicità. Il tema è l’abbigliamento per l’infanzia. Tempo permettendo, vorrei passare in rassegna più di un brand ma, per il momento, per fare un primo punto della situazione, direi di limitarci a uno solo: Terranova, scelgo te! Con l’estate alle porte, vediamo che tipo di design la nota azienda ha scelto di proporre a bambine e bambine, e i messaggi che questa scelta integra.

Tutto è comunicazione. Non dimentichiamolo.


Non importa quanto ci impegniamo a sminuire la questione. Farlo non cambia la logica e inequivocabile verità per cui costituisce comunicazione. I capi di abbigliamento che brand e rivenditori determinano come da femmina o da maschio (senza alcuna ragione, al di là della creazione di una differenziazione che non esiste in natura, al fine di massimizzare i profitti1) stabiliscono norme e modelli – spesso esclusivi e, quando non esclusivi, prepotentemente dominanti – che arrivano dritti agli occhi e alle mente (oltre che delle persone adulte) di bambini e bambine, al massimo dell’umana vulnerabilità all’assimilazione dall’esterno. Alla luce di questo, che non c’è azienda che non sappia alla perfezione a dispetto dell’ingenuità e scarsità di consapevolezza promosse in nostra eccellenza le persone comuni, vediamo un po’ quali sono le norme e i modelli che Terranova propone e promulga per le piccole femmine e i piccoli maschi della nostra specie (le future donne e i futuri uomini del nostro paese).

Partiamo con i modelli per bambina.

Terranova


Terranova


Terranova

Bellissima, poesie d’amore, love forever, sparkle all day e scritte enormi accompagnate da scritte più piccole. Le parole in evidenza sono: HAPPY, ENJOY, SMILE, I’M READY e YES. C’è anche una maglia con DELICIOUS. Lo trovate interessante? Vi fa rizzare qualche antenna? Dovrebbe, a mio umile e modesto avviso. In aggiunta, caratteristiche del catalogo Terranova per bimbe sono maniche cortissime, crop top, e nodi decorativi (sono anche presenti dei body, nella sezione). Vediamo i design per maschi.

Terranova


Terranova


Terranova

Oh, per magia il rosa ha smesso di essere un colore. Il tema predominante è quello sportivo, accompagnato da quello militare. Il bambino Terranova gioca, si rilassa, fa sport, è un eroe, è un re ed è un guerriero. Non dice Yes, Happy, Love, I’m ready, Bellissimo. Le maglie sono tutte lunghe, maniche comprese. Niente body, nodi, fiocchi e altre decorazioni.

Perché questi sono design da maschio e gli altri da femmine? Non ci sono, per natura, specifiche preferenze e specifici interessi divisi tra bambini e bambine in modo strettamente legato al loro sesso. Lo sappiamo. Lo sappiamo noi se ci fermiamo a pensarci un secondo virgola cinque, e lo sanno le aziende. La presenza di genitali diversi non implica la presenza di interessi diversi (che poi casualmente cambierebbero con il cambiare dei trend; strana la questa “natura”…); quest’idea è completamente costruita e allegramente promossa dalle aziende, perché è del solo denaro, e non del bene della popolazione o del progresso, che queste si curano (è lecito essere del parere che sia giusto così, ma è anche lecito per la sottoscritta essere di opinione diversa, mi auguro).

Le bambine vengono sommerse da brillantini, rosa, indumenti decorativi e spesso scomodi o poco pratici (e sto ancora parlando solo di magliette, poi vedrò se coprire il resto…). Come può essere giusto e sensato essere costrette e costretti ad acquistare nel reparto bambini per poter concedere alle bambine una scelta variegata, che non implichi brillantini, rosa, bellezza, amore e sorrisi in ogni dove? Come può essere giusto e sensato esporre le bambine a questa divisione, esporle all’idea questo sia ciò che significa essere femmina e che essere maschi significhi invece giocare, essere sportivi ed essere eroi? Dalla loro, se i bambini possono evitare senza troppa difficoltà design sportivi e militari (quasi sempre sono presenti anche design semplicissimi, senza tema – per le bambine, quando capita che ce ne siano, sono comunque sproporzionatamente corti), è assolutamente vietato loro l’accesso a qualsiasi tipo di decorazione o design creativo e colorato.

Se i reparti per l’infanzia venissero resi unisex come sarebbe logico che fossero, verrebbe improvvisamente a mancare un cruciale mezzo culturale che si occupa di creare (insieme alle capigliature che abbiamo determinato come da maschio o femmina) distinzioni tra maschi e femmine che non hanno nulla a che fare con le effettive differenze tra i sessi. Verrebbe, insomma, a mancare un mezzo di fatturazione dei concetti culturali di mascolinità e femminilità. Un mezzo che costituisce una delle fondamenta della nostra società moderna, che detta linee guida su comportamenti, ruoli e relazioni. Proprio così. Riuscite a immaginare le terribili (meravigliose, liberatorie e naturali, ipotizzo io) conseguenze di una deriva simile?

Terranova


Come avrete notato, oltre all’aspetto tematico peculiare, l’offerta Terranova per bambine presenta T-Shirt corte che scoprono la pancia (e maniche sproporzionalmente più corte rispetto a quelle dei prodotti per bambini; elemento del tutto ingiustificabile, che abbiamo digerito come normale in un niente; le nostre menti sono in balia del marketing). Prodotti assenti nell’offerta per maschi. Questo trend, relativamente recente, prosegue IDENTICO anche nei capi per l’età adulta, ugualmente ingiustificabile. Salvo credere che, per natura, le bambine nutrano il desiderio di andare in giro a ventre scoperto (lo credete?), fallendo così anche nel principale ruolo dell’abbigliamento, che è quello di protezione del corpo dall’esterno, non serve particolare genialità per capire che non c’è ragione valida dietro questa proposta. Difficile ipotizzare che non vi sia intento, però. Più difficile ancora ignorare il potenziale delle conseguenze. Certo è un ottimo modo per preparare le bambine a diventare ragazze e donne che troveranno normalissimo che le loro possibilità di acquisto siano limitate a magliette corte e pantaloncini-mutanda (che invero sono già disponibili anche per bambine; sicuramente per la gioia spiccatamente loro, che non vedono l’ora di potersi a malapena muovere, pena rischiare di esporre la zona genitale. Ma non è un problema, perché ci son già le scarpette che si curano di limitare i loro movimenti – e anche questo le abituerà alla meravigliosa adultità femminile). Certo è un ottimo modo per continuare la normalizzazione della sessualizzazione delle bambine, che si fa sempre più intensa e sempre più diffusa, anche se ci sforziamo di tenere gli occhi chiusi, altrimenti fa troppo male. Dovrebbe farci male. Ce ne fa troppo poco, è evidente.

Come forse avrete notato, non mancano differenze anche nelle pose fatte eseguire ai piccoli modelli e alle piccole modelle Terranova. Che sia ben chiara, che arrivi forte e ben distinta, l’idea che comportamenti, gesti, attitudini e modi di fare sono divisi per sesso. Che le bambine imparino a comportarsi da signorine e i bambini da veri ometti. Tutto è in perfetta coerenza con la costruzione delle idee attuali di mascolinità e femminilità. Insieme alle scritte sugli indumenti queste sono, perché spesso non ci pensiamo, tutte comunicazioni che arrivano a chi guarda le bambine e i bambini, suggerendo linee guida su come rapportarci nei loro confronti e su come trattarle e trattarli. Dei e alle bambine diciamo quando siano belle, dolci e gentili; dei e ai bambini quanto siano forti e coraggiosi.

Terranova

Terranova è solo uno degli innumerevoli battaglioni che perpetuano l’intaccata grandezza dell’esercito degli stereotipi sessisti. È proprio l’essere innumerevoli, nonché incontrastati e collocati in un contesto privo di alternative concrete e sufficientemente accessibili, che rende questo fenomeno così dannoso. Il risultato è contribuire a educare e socializzare le bambine a dedicare tempo e attenzione a quanto legato all’aspetto e alla moda (non solo l’orrido “bellissima”, ma anche i design con fronzoli e decorazioni), a dimostrarsi sorridenti, affabili, disponibili, amorevoli (smile, happy, enjoy, love, YES), ad associare il rosa (e le sopracitate qualità) alla femminilità, e ad abituarle a mostrare il proprio corpo in modo sostanzialmente diverso e maggiore rispetto ai bambini. Le limitazioni non mancano sul fronte maschile, in cui non c’è spazio per decorazioni e creatività, ma solo per sport, sicurezza, azione e aggressività. Capirete bene, però, che la misura e la tipologia di imposizioni conduce a esiti decisamente più preoccupanti, almeno a livello più immediato, per quanto riguarda la rappresentazione delle bambine. Se poi uniamo i due fronti, maschi tosti, attivi, focalizzati sulla propria grandezza, e femmine frivole, passive, sempre felici e disponibili, la ricetta per il disastro sessista dovrebbe essere più che chiara (eppure sembra che non lo sia; o facciamo finta di non vedere?), così come dovrebbe essere più che chiara l’assoluta inevitabilità, alla luce anche di questo, della misera condizione culturale attuale.

Inutile illudersi che tutto ciò non conti niente; che poi si crescerà, si svilupperanno i propri desideri e si faranno le proprie scelte liberamente (come se, pure se fosse – e non lo è – fosse per questo accettabile lasciare che le aziende forzino tranquillamente i messaggi che desiderano su bimbi e bimbe, limitandone spudoratamente libertà e sbocchi di espressione). Sin dai primissimi anni di vita i bambini e le bambine assimilano con una facilità estrema (non bisogna neanche sforzarsi, e qui si sforzano pure) i messaggi provenienti dall’esterno, e in particolar modo quelli relativi alle aspettative proiettate su di sé; quelle concernenti il sesso di appartenenza – ben prima che possano afferrare la realtà del sesso – sono tra le prime che vengono installate nelle loro vulnerabili menti. Osservano, assorbono. Ascoltano, assorbono. Leggono, assorbono. Non si tratta di nuove informazioni rivoluzionarie. Si tratta di verità note da decenni. E da decenni utilizzate consapevolmente per dirigere educazione e socializzazione. L’impatto prosegue fin nell’età adulta, in tanti casi per tutta la vita, spesso in modo del tutto inconsapevole e spesso in modi che, da adulte e adulti, riusciamo a ricordare amaramente se proviamo a guardarci indietro.

Terranova
In più di una immagine, le bambine guardano verso il basso o hanno gli occhi chiusi (nelle restanti ridono). Nessun bambino è stato immortalato così. Niente è un caso. Vengono scattate decine di foto e vengono scelte quelle che vengono scelte in modo del tutto consapevole.

Quando guardiamo una maglia “per bambine” con su scritto Bellissima e una maglia “per bambini” con su scritto Warrior, stiamo guardando molto più di un capo di abbigliamento. Se le aziende non vogliono prendersi la responsabilità di quanto promulgano con i propri design, almeno noi possiamo cercare di tenere vivo il dialogo, diffondere la consapevolezza, e scrivere, scrivere, scrivere ai brand chiedendo a gran voce che vengano proposti, a bambini e bambine, modelli più variegati per temi e design, con un’offerta che cessi di essere così trasparentemente tesa a comunicare messaggi specifici, e specificamente diversi, ai due sessi, sin dall’infanzia.

Le nostre bambine e i nostri bambini meritano di meglio. Meritano possibilità di una crescita che proponga una molteplicità di vie, non una singola autostrada che detti gusti e comportamenti in base a un dettaglio (il sesso) che per loro dovrebbe avere zero rilevanza, che non dovrebbe influenzarle/i affatto nel modo di vivere ed esprimersi. Meritano libertà, nella misura massima che sia possibile ottenere in un contesto sociale. Certo non può essere questa, che di libertà non ha neppure l’odore.

Se avete qualche minuto, vi invito a scrivere a Terranova, per consigliare al brand di creare una sezione unisex per l’infanzia (con specifiche bimbo/bimba solamente nell’intimo) o, se proprio l’idea è troppo rivoluzionaria (eh, beh!), quantomeno diversificare l’offerta di indumenti proposta a bambini e bambine, così da andare incontro a una ragionevole varietà di gusti, e non alle idee che circondano due soli modelli rigidi e limitanti.

Alla prossima e, mi raccomando, occhio agli spot (e non solo)!


SEGNALAZIONE E CONTATTI


1. Altrimenti, come per i giocattoli, tutti e tutte potrebbero con serenità indossare gli stessi capi, passarseli tra sorelle e fratelli, cugini e cugine, senza farsi alcun problema. Grazie ai brand, invece, ci sono capi che ai maschi si insegnerà a schifare per colore e design e altri da cui le femmine potrebbero volersi mantenere a distanza per non compromettere quello che viene loro comunicato come “essere femmine” (non dimentichiamo che vestiti e capigliatura sono i mezzi tramite i quali distinguiamo tra maschi e femmine nell’infanzia, nell’altrimenti assenza di differenze osservabili. In diversi casi, il comportamento osservato negli adulti instilla ben presto in bimbi e bimbe il timore, dietro l’angolo e non di rado presente nei genitori stessi, che qualcuno possa scambiarli per appartenenti al sesso opposto) – caso comune è anche quello per cui le femmine possono voler evitare di proposito quell’“essere femmine”, perché riescono subito a interpretarlo come opprimente e limitante della loro libertà, optando – se genitori permettono – per indumenti che la società indica come “da maschio”. Comprensibilmente più raro (comunque possibile) che avvenga il contrario. Ma sebbene massimizzare i profitti sia l’intento dei brand, le conseguenze vanno ben oltre, esattamente come accade con l’industria dei giocattoli.

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